
GUIDA
Rinnovare il pavimento esterno senza demolire: quando si può
Demolire un cortile significa martello, camion, macerie da smaltire e una settimana di cantiere prima ancora di iniziare il lavoro nuovo. Per questo la domanda che ci sentiamo fare più spesso è se si può rinnovare il pavimento esterno senza demolire quello che c’è già.
La risposta è che dipende quasi solo dal fondo. Se quello che c’è sotto è sano e non si muove, si lavora sopra. Se è sfarinato, sollevato o cede, ogni strato nuovo ripeterà gli stessi difetti.
Cosa si guarda prima di decidere
In sopralluogo controlliamo quattro cose. La solidità: il vecchio massetto o la vecchia pavimentazione devono essere ben ancorati, senza parti che si sbriciolano sotto la punta di un cacciavite. Le crepe: quelle ferme si trattano, quelle che si allargano sono il sintomo di un movimento che va risolto prima. Le pendenze: se l’acqua oggi ristagna, aggiungere uno strato sopra non la fa scorrere. Le quote: soglie, cancelli, scarichi e gradini dicono quanti millimetri abbiamo a disposizione.
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Da queste quattro risposte dipende tutto il resto, compreso il preventivo.

Le soluzioni a spessore ridotto
Quando il fondo è adatto, ci sono due strade principali.
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Stenciltop: uno strato sottile con il disegno ottenuto tramite mascherine, che riproduce l’effetto di pietre o mattoni posati. È nato esattamente per questo scopo, cioè rinnovare l’aspetto di una superficie esistente senza rifare il sottofondo.
Rasico: una rasatura cementizia per esterni, che lascia una superficie compatta e uniforme, senza il disegno dello stampo. È la scelta di chi vuole un effetto contemporaneo e continuo.
In entrambi i casi si parla di pochi millimetri: soglie e cancelli restano dove sono, e non c’è materiale di risulta da portare in discarica.

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Quando invece conviene rifare
Ci sono situazioni in cui rinnovare sopra è una spesa buttata. Le più comuni: autobloccanti che si muovono e si avvallano, massetti sfarinati che si sgretolano, cortili con avvallamenti importanti dove l’acqua si ferma, radici che hanno sollevato la pavimentazione.
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In questi casi la superficie nuova seguirebbe i movimenti di quella vecchia, e nel giro di una stagione o due ricomparirebbero crepe e avvallamenti. Meglio saperlo prima: preferiamo perdere un lavoro che rifarlo dopo due anni.
Quando si rifa da zero, invece, la scelta si apre a tutte le finiture: cemento stampato, ghiaino lavato Sassoitalia, graniglia di marmo.

Sopra gli autobloccanti si può fare?
È la domanda più frequente in assoluto. La risposta onesta è: raramente. Gli autobloccanti sono elementi singoli appoggiati su sabbia, quindi hanno micromovimenti indipendenti l’uno dall’altro. Uno strato continuo sopra di essi tende a fessurarsi lungo i giunti.
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Ci sono eccezioni, quando i masselli sono perfettamente stabili e annegati in un fondo rigido, ma vanno verificate una per una. Nella maggior parte dei casi, sugli autobloccanti la soluzione corretta è rimuoverli e realizzare una platea nuova.

Quanto dura il cantiere
Un rinnovo a spessore ridotto è molto più rapido di una demolizione con rifacimento: non c’è smaltimento, non c’è il getto e non ci sono i tempi di maturazione del calcestruzzo. Restano però i tempi tecnici di preparazione, applicazione e asciugatura, che dipendono dalla metratura e dal meteo.
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La cosa che più frequentemente allunga i tempi è il meteo: su queste lavorazioni pioggia e gelo non si negoziano. In sopralluogo mettiamo nero su bianco i giorni di lavoro previsti e i giorni di attesa prima di poter usare di nuovo il cortile.
Nella sezione lavori trovi cortili e piazzali realizzati, con le metrature e le foto di fine posa.
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