Posare il microcemento sopra piastrelle già esistenti è una delle richieste che riceviamo più spesso: si vuole cambiare pavimento senza demolire, senza portare via macerie e senza svuotare casa per settimane. Nella maggior parte dei casi si può fare. In alcuni casi no, e vale la pena saperlo prima di firmare un preventivo.
In questa guida spieghiamo quando il fondo esistente è adatto, come si prepara, quanto spessore aggiunge la lavorazione e quali sono le situazioni in cui conviene fermarsi e cambiare strada.
Cosa vuol dire lavorare a spessore ridotto
Il microcemento non è un pavimento nel senso tradizionale: è un rivestimento cementizio che si stende in più mani, per uno spessore complessivo di pochi millimetri. Non ha bisogno di un massetto suo, perché si appoggia a quello che c’è già.
È esattamente questo il motivo per cui funziona sopra le piastrelle: non aggiunge peso significativo, non alza il piano di calpestio come farebbe un nuovo massetto e si ferma sui pochi millimetri. Lo stesso vale per la resina Solidro, che lavora con la stessa logica.
Il rovescio della medaglia è che uno strato sottile non può correggere i difetti di quello che sta sotto. Se il fondo si muove, il rivestimento si muove con lui.
Quando si può fare
Le condizioni sono tre, e si verificano tutte in sopralluogo.
Le piastrelle devono essere ben incollate. Si controlla battendo la superficie: dove il suono è vuoto, la piastrella si sta staccando. Poche piastrelle staccate si rimuovono e si ripristinano; se il suono vuoto è diffuso, il fondo non è affidabile.
Il fondo deve essere asciutto. Umidità di risalita, infiltrazioni o un locale interrato senza barriera al vapore sono un problema che il microcemento non risolve: la spinta dell’umidità finisce sotto il rivestimento e prima o poi lo stacca.
Non ci devono essere movimenti strutturali in corso. Crepe che si allargano, giunti strutturali attivi o solai che flettono vanno affrontati prima, con altri interventi.
Se queste tre condizioni ci sono, le fughe, il formato delle piastrelle e perfino un leggero dislivello non sono un ostacolo: si gestiscono in preparazione.
Quando invece non conviene
Ci sono casi in cui diciamo di no, e preferiamo dirlo prima. I principali: pavimenti in gres posati su massetti gonfi di umidità, piastrelle già sollevate o “a campana”, locali a contatto diretto con il terreno senza impermeabilizzazione, e fondi con riscaldamento a pavimento mai collaudato.
Un altro caso è quello dei dislivelli importanti: se il pavimento esistente ha pendenze sbagliate o differenze di quota di qualche centimetro, il microcemento non le raddrizza. Lì serve prima una rasatura di livellamento, e a quel punto va valutato se ha ancora senso rispetto a una demolizione.
Come si prepara il fondo
La preparazione è la parte che decide il risultato, molto più della finitura che si sceglie. In ordine: pulizia e sgrassaggio a fondo della superficie (i residui di cera e detergenti oleosi impediscono l’aggrappaggio), controllo e ripristino delle piastrelle mobili, irruvidimento o trattamento della superficie per dare presa, applicazione del primer specifico, riempimento delle fughe e, dove serve, una rete di rinforzo annegata nello strato di fondo.
Solo dopo si applicano le mani di microcemento, ognuna con i suoi tempi di asciugatura, e infine il ciclo di protezione. Saltare o comprimere questi passaggi è il modo più rapido per vedere comparire crepe dopo pochi mesi.
Quanto spessore aggiunge (e cosa cambia in casa)
Parliamo di pochi millimetri complessivi. In pratica significa che porte, soglie e battiscopa restano quasi sempre dove sono. È comunque un aspetto da verificare prima: le porte a filo pavimento, le soglie dei serramenti e i piatti doccia a filo sono i punti dove qualche millimetro può fare la differenza.
In sopralluogo misuriamo questi punti e diciamo subito se serve intervenire: quasi sempre basta accorciare qualche anta, ed è un lavoro da mezza giornata.
In bagno e sotto la doccia
Il bagno è uno degli usi più richiesti, proprio perché elimina le fughe che si sporcano e si anneriscono per prime. Si può fare sia a pavimento sia a parete, doccia compresa.
Qui però il ciclo cambia: sotto la doccia e nelle zone di ristagno serve un’impermeabilizzazione fatta a regola e una protezione adeguata. Non è il posto dove risparmiare sul ciclo, ed è la ragione per cui in bagno il preventivo non è identico a quello di un corridoio.
Quanto dura e come si mantiene
Con una preparazione corretta e un ciclo di protezione adeguato all’uso, il microcemento dura quanto un pavimento tradizionale. La pulizia ordinaria si fa con acqua e detergente neutro: niente prodotti acidi, niente solventi, niente vapore ad alta pressione.
A differenza del cemento stampato esterno, che vuole il protettivo rinnovato ogni 2-3 anni perché sta sotto sole e gelo, il microcemento in interno non richiede riapplicazioni periodiche. Nelle zone molto sollecitate — ingressi, cucine di locali pubblici — ha senso programmare un controllo della finitura protettiva, ma non è una manutenzione fissa a calendario.
Se vuoi vedere superfici continue già realizzate, nella sezione lavori trovi i cantieri con le foto scattate a fine posa.
Domande frequenti
Si può posare il microcemento su piastrelle in gres?
Sì. Il gres è un fondo compatto e stabile: quello che conta è che le piastrelle siano ben incollate e la superficie venga preparata correttamente con pulizia, irruvidimento e primer specifico.
Bisogna togliere le fughe?
Non si tolgono, si riempiono. Le fughe vengono stuccate e livellate nello strato di fondo, così il disegno delle piastrelle non riaffiora in superficie.
Quanto si alza il pavimento?
Pochi millimetri. Nella maggior parte dei casi porte, soglie e battiscopa restano dove sono; i punti critici si misurano in sopralluogo prima di iniziare.
Si può fare con il riscaldamento a pavimento?
Sì, a patto che l’impianto sia stato collaudato e il massetto abbia completato il ciclo di asciugatura. Prima della posa l’impianto va portato a regime secondo la procedura prevista.
Dopo quanto si può camminare sul pavimento?
I tempi dipendono dal ciclo e dalle condizioni ambientali. In sopralluogo indichiamo i giorni di lavorazione e i giorni di attesa prima dell’uso normale della stanza.
Vuoi un parere sul tuo caso?
Raccontaci dove si trova il lavoro e quanti metri quadri sono, anche a occhio: ti rispondiamo con un primo parere tecnico, di solito in giornata. Il sopralluogo è senza impegno in tutto il Nord Italia.
Ti immagini un pavimento così a casa tua?
Raccontaci il tuo spazio — bastano due righe. Ti rispondiamo con un primo parere e, se il progetto ti convince, organizziamo un sopralluogo senza impegno.
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